Un danaio, non che far cottardita, avessi sol, tristo! ne la mia borsa: ch’e’ mi conven far di quelle de l’orsa, che per la fame si lecca le dita; e non avrò già tanto a la mia vita – o lasso me! – ch’io ne faccia gran torsa, da poi che la ventura m’è sì scorsa ch’andando per la via ogn’uom m’addita. Or dunque, che vita sarà la mia se non di comperare una ritorta e d’appiccarmi sopresso una via, e far tutte le morti ad una volta, ch’i’ ne fo ben cento milia la dia? Ma solo il gran peccato mi sconforta.